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martedì 24 settembre 2013

Memorie di guerra e di prigionia: Sdramsh (Albania) con la "Colonna Gamucci"


PREMESSA

Dopo la presa di Berat da parte delle bande albanesi Ettore Ponzi, riposti gli ultimi lavori in una cassetta militare poi sepolta lungo la sponda del fiume Osum, si diresse con i suoi uomini in direzione di Elbasan sede del comando militare italiano della divisione di appartenenza, la divisione Arezzo. Ettore Ponzi non si fermò ad Elbasan, in quanto nel frattempo, il 12 settembre, la divisione Arezzo era stata sciolta e in balia delle forze tedesche della terribile brigata SS Brandeburgo composta in buona parte di ex galeotti e delinquenti comuni arruolati per la guerra. La stragrande maggioranza dei soldati e ufficiali della Divisione Arezzo si oppose a qualsiasi forma di collaborazione pagando un caro prezzo in termine di caduti nei cruenti combattimenti contro le truppe germaniche e le bande albanesi loro alleate, combattimenti cui seguirono in eccidi di cui furono vittime i soldati e gli ufficiali. Quest'ultimi furono perseguitati con particolare accanimento.

venerdì 6 settembre 2013

Berat (Albania) 8 settembre 1943

Berat

Il ponte sul fiume Osum

Alla vigilia dell’8 settembre in Albania si trovavano dislocate la 9° armata, al comando del generale Dalmazzo, composta dal IV corpo d’armata con sede a Durazzo e dal XXV corpo d’armata con sede ad Elbasan. Ne facevano parte la divisione “Perugia”, la “Arezzo” a Korça, la “Parma” a Valona, il reggimento “Monferrato” a Berat, la “Brennero” a Kruja (nei pressi di Tirana), il reggimento “Guide” a Tirana, la “Firenze” a Diber, la “Puglie” tra Shkodra (Scutari) e Kosove, e contingenti della Marina, dell'Aeronautica, della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Il numero dei militari italiani in Albania consisteva di circa 140.000 unità, “ben armati e equipaggiati” (Alessandro Serra, “Albania 8 settembre ’43 - 9 marzo ‘44”). Il presidio di Berat, al comando del col. Lanzuolo, era incentrato sul reggimento Cavalleggeri del Monferrato e comprendeva il XXVI Battaglione CC. NN.

martedì 16 luglio 2013

Memorie di guerra e prigionia: quei mesi di luglio ed agosto 1943

Attacco con bombe a mano - Albania 1941

La situazione venutasi a creare in Italia dopo l'allontanamento di Mussolini vedeva il generale Pietro Badoglio primo ministro. 
Nei territori occupati dalla truppe italiane le operazioni militari continuarono a fianco dei tedeschi. In Albania era in corso un'offensiva su grande scala, iniziata nel mese di luglio, contro le bande che, in varie e spesso contrapposte fazioni, conducevano una lotta contro l'esercito occupante in una alternanza di coalizioni e tradimenti. 

mercoledì 24 aprile 2013

La Resistenza e gli Internati Militari Italiani


Copertina della rivista dell'ANPI del 1996 in cui
troviamo riprodotto un quadro di Ettore Ponzi

La verità non si insegna; bisogna scoprirla, conquistarla. Pensare, farsi una coscienza. Non cercare uno che pensi per voi, che vi insegni come dovete essere liberi. Qui si vedono gli effetti: dagli effetti risalire alle cause, individuare il male. Strapparsi dalla massa, dal pensiero collettivo, come una pietra dall’acciottolato, ritrovare in se stessi l’individuo, la coscienza personale. Impostare il problema morale. Domani, appena toccherete col piede la vostra terra, troverete uno che vi insegnerà la verità, poi un secondo che vorrà insegnarvela, poi un quarto, un quinto che vorranno tutti insegnarvi la verità in termini diversi, spesso contrastanti. Bisogna prepararsi qui, ‘liberarsi’ qui in prigionia, per non rimanere prigionieri del primo che v’aspetta alla stazione, o del secondo o del terzo. Ma passare ogni parola loro al vaglio della propria coscienza e, dalle individuate falsità d’ognuno, scoprire la verità” G. Guareschi, Diario clandestino, 158-159

venerdì 7 dicembre 2012

Medaglia commemorativa "agli augusti sovrani d'Italia"


Medaglia celebrativa, firmata Ettore Ponzi, raffigurante la coppia reale Vittorio Emanuele III e Elena di Montenegro, sposati il 24 ottobre 1896 saliti al trono il 30 luglio 1900.
L'attribuzione delle medaglie ad Ettore Ponzi non è tuttavia sicuramente provata, alcuni elementi come i caratteri utilizzati e alcuni particolari ci inducono ad una risposta affermativa. 

venerdì 9 novembre 2012

Il ten. Ettore Ponzi e gli Internati Militari Italiani



Grazie al libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri “Gli internati militari italiani”, pubblicato da Einaudi tra anni fa, è venuto finalmente alla luce un capitolo dimenticato della guerra di Liberazione in Italia 1943-45. Su iniziativa dell’ANPI, il volume è stato presentato a Fidenza nei giorni scorsi alla presenza di uno degli autori.

martedì 6 novembre 2012

Vigoleno in tre dipinti di Ettore Ponzi


Ettore Ponzi - Olio su tavola - 1948


Ettore Ponzi - Olio su tavola - 1955
Ettore Ponzi - Olio su tavola - 1948

Vigoleno, con il suo castello, era una delle mete preferite del pittore. Durante la guerra la sua famiglia si rifugiò in un agglomerato di case nelle vicinanze dove, nel 1945, ritrovò la famiglia al rientro in patria dalla prigionia in Germania.

mercoledì 30 maggio 2012

A due fidentini una medaglia per la loro fedeltà alla patria



Nell'ambito delle manifestazioni in occasione del 2 di giugno, Festa della Repubblica, verrà conferita la medaglia d'onore a due fidentini internati militari (IMI) in Germania durante l'ultimo conflitto mondiale.
Come già avvenuto in precedenza la consegna avverrà da parte del Prefetto in una cerimonia che si terrà al Teatro Regio di Parma il 2 giugno.
Ricordiamo che l'onorificienza è un tardivo riconoscimento della loro fedeltà alla patria durante il periodo di prigionia nei lager tedeschi, storie diverse ma che trovano inizio nel settembre 1943, data della resa unilaterale dell'Italia, per finire tra l'aprile ed il maggio 1945 con la liberazione ed apertura dei campi all'arrivo delle forze armate alleate.
La ricostruzione della storia di ognuno incontra spesso difficoltà connesse sia alla crenza di documentazione che al silenzio che gli internati hanno mantenuto dopo il loro ritorno a casa sul vicende che hanno segnato la loro vita. 

domenica 20 maggio 2012

Un ponte con l'Albania nella pittura di Ettore Ponzi


Faik Skopeci "Su questo manifesto (90 x 60 cm), preparato dal Maggiore Faik SKOPECI, viene presentata l'attività di Ettore PONZI durante la seconda guerra mondiale in Albania. Il manifesto è nell' aula della lingua italiana al Centro della Lingua Straniera delle Forze Armate a Tirana."

http://lucecolore.blogspot.it/2011/10/un-ponte-con-lalbania-nella-pittura-di.html


venerdì 16 marzo 2012

I percorsi dell'arte: il Premio Cremona

Premio Cremona 1940 - Ettore Ponzi  - "La battaglia del grano"

Premio Cremona 1940 - Oreste Emanuelli - "Le armi per vincere"
Pittori fidentini al premio Cremona

Ettore Ponzi, con il suo amico pittore Oreste Emanuelli, partecipò nel 1940 alla seconda edizione del Premio Cremona che poneva il tema de "La battaglia del grano". Tra i partecipanti Leonardo Dudreville, uno dei sette pittori fondatori nel '22 a Milano de "gruppo del Novecento", il parmigiano Latino Barilli, i futuristi Gerardo Dottori e Renato Di Bosso, ed infine i premiati Pietro Gaudenzi, Cesare Maggi e Biagio Mercadante. Tra i membri della giuria gli accademici d'Italia Ugo Ojetti, critico d'arte, Ardengo Soffici e Felice Carena, affermati pittori, ed infine lo studioso e critico d'arte prof. Giulio Carlo Argan .
Nell'opera, presentata da Ettore Ponzi, una grande statua monumentale in cui riprende i lavori classicheggianti giovanili.
In secondo piano il lavoro dei campi e il paesaggio urbano reso in ben altro modo nei dipinti precedenti e in quelli successivi. Probabilmente migliore e più naturale lo sfondo collinare, ma non si dispone di una immagine a colori.
Il quadro è andato distrutto insieme all'abitazione a seguito dei bombardamenti che hanno colpito Fidenza nel corso dell'ultimo conflitto.
Anche l'opera presentata da Oreste Emanuelli non è immune da elementi monumentali, tipici del regime. Emanuelli ricorre poi all'effetto del trittico, di derivazione medievale e religiosa e titola l'opera col motto "Una delle armi per vincere" di chiara impronta fascisteggiante, il dipinto è stato poi sezionato dall'autore e la parte centrale, con un titolo diverso, è conservata nella raccolta di quadri donata da Emanuelli al Comune di Fidenza.
 
Vedi anche: ponziettore.it/esposizioni  e   ponziettore.it/premio cremona



Il Premio Cremona (1938-1942)
Istituito da Roberto Farinacci nel 1938, il Premio Cremona doveva contribuire ad orientare la pittura italiana "verso una concezione politico-fascista", affermando la necessità di un'arte figurativa di immediata comprensione e di elevazione sociale. La prima edizione (sui temi "Ascoltando alla radio un discorso del Duce" e "Stati d'animo creati dal Fascismo") fu inaugurata nel 1939. Mussolini indicò i temi delle edizioni seguenti: "La battaglia del grano" nel 1940 e "La gioventù italiana del Littorio" nel 1941; la quarta edizione programmata per l'anno 1942 dal tema: "Dal sangue la nuova Europa" non ebbe luogo.
I membri della Giuria Sianesi, Bruni, Argan,
Bellomi, Oietti, Carena, Prada, Gaudenzi e Montanari,
Scorrendo la lista dei partecipanti troviamo il nome di Leonardo Dudreville, uno dei sette pittori fondatori nel '22 a Milano de "gruppo del Novecento", il parmigiano Latino Barilli ed un gruppo di futuristi ed aerofuturisti del gruppo padovano Gerardo Dottori, Renato Di Bosso, Corrado Forlin e Leonida Zen , tra i membri della giuria gli accademici d'Italia Ugo Ojetti, critico d'arte, Ardengo Soffici e Felice Carena, affermati pittorii, ed infine lo studioso e critico d'arte prof. Giulio Carlo Argan .(nota 1)
Alla proclamazione dei vincitori della seconda rassegna il primo premio è assegnato a Pietro Gaudenzi con il trittico ad affresco "Il grano", il secondo a Cesare Maggi, il terzo a Biagio Mercadante. Malgrado queste presenze nel dopoguerra pochi di questi pittori si salveranno dal boicottaggio.
Assistiamo infatti al distinguo tra il "nero" di Farinacci ed il "nero" di Bottai, quest'ultimo gerarca negli stessi anni del Premio Cremona aveva a sua volta promosso un'analoga iniziativa artistica: il "Premio Bergamo". Il conformismo degli intellettuali negli anni del dopoguerra, in una cultura orientata e monopolizzata politicamente dalla sinistra, hanno fatto il resto. Dalla contrapposizione tra le due manifestazioni che aveva per molti versi ragione di essere, si passò acriticamente alla marginalizzazione dei partecipanti della manifestazione cremonese. (nota 2)
In realtà tutti i gruppi e le iniziative di quegli anni hanno sollecitato il riconoscimento e cercato l'avallo dello stato fascista, molti movimenti si sono contesi il titolo di interpreti della nuova "civiltà" fascista: futuristi, razionalisti, pittori astratti, Sironi, Novecento, sostenitori del Premio Cremona, altri hanno fatto lo stesso percorso in nome dell'italianità o della tradizione. Una revisitazione di questa stagione culturale è contenuta nel libro di Mirella Serri "I redenti" (Corbaccio) che defisce "Gli intellettuali che vissero due volte" i pittori e gli intelletuali in genere che, prima, aderirono per convinzione o opportunismo al regime e poi, dopo il 1945, si preoccuparono di cancellarne le tracce.

Nota 1 -
"Al Premio Cremona Argan andò in rappresentanza del Ministero, come è evidenziato nel prospetto della giuria de catalogo della mostra. A Cremona si contrappose a Farinacci e ne nacque uno scontro di cui Argan ha riferito in alcune interviste. Comunque fu un piccolo episodio mentre il ruolo svolto per conto di Bottai (che era pur fascista ma con altro profilo intellettuale rispetto a Farinacci) portò alla ripetuta partecipazione al Premio Bergamo di Bottai." (Fondazione G.C. Argan)
Nota 2 -
Troviamo affermazioni del tipo:
"Non penso che valga la pena ricordare i nomi dei partecipanti al premio Cremona. Non sono infatti nomi che siano restati nella storia dell'arte italiana" - da "L'arte sotto le dittature" di Mario De Micheli edita da Feltrinelli.
"Della giuria facevano parte i pittori Carena, Ferrazzi, Bucci, Tosi, e i critici Pacchioni e Ojetti. Nessun artista di alto livello risulta tra i partecipanti." da "LA VISIONE DEL PRISMA - La Collezione Wolfson" Catalogo Mazzotta Parma 1999

lunedì 5 marzo 2012

Liste della memoria


"Liste di nomi. Documenti. Cartoline. Lettere ingiallite dal tempo. La memoria dei campi di sterminio nazisti è fatta anche di carta. Andrea Di Betta  - collaboratore dell'istituto storico della Resistenza - ci accoglie tra corposi faldoni. Cocci cartacei che raccontano le storie di quelli che sono tornati, dei sopravvissuti. Andrea li maneggia con cura. Con la pazienza di un filologo dell'Ottocento cerca di ricomporre le tessere di un vasto mosaico. Con l'intuito di un detective della memoria prova a ricostruire i pezzi mancanti. Di Betta si sta occupando delle molte testimonianze relative agli internati militari. Un lavoro che ha condiviso fino ad alcuni mesi fa con Mattia Tondelli, il 27enne parmigiano i cui resti sono stati recentemente ritrovati sulle Alpi francesi"

Così inizia l'articolo pubblicato da Parma-la Repubblica titolato Le liste della Memoria - I sopravvissuti perduti, che tratta del lavoro di ricerca di lettere e documenti che raccontano le storie degli internati militari di Parma nei campi di concentramento, ma anche di un appello: "Aiutateci a ricostruire". Si conclude infatti l'articolo con le parole stesse di Di Betta "Sono tante le situazioni, tante le notizie da mettere assieme e da portare a conoscenza del pubblico. Servirebbero più fondi e anche più collaborazione e disponibilità delle istituzioni, dalle quali spesso si fa fatica ad avere persino i documenti di archivio. Sono storie da ricordare. Il nostro obiettivo vorrebbe essere quello di un grande archivio on-line dove tutti possano condurre ricerche sui propri famigliari, parenti, ma occorrono fondi e collaborazione degli enti"






E' l'occasione per ricordare un altro ottimo lavoro sull'argomento della memoria, quello di Roberto Zamboni pubblicato dallo stesso Zamboni nel suo blog "Dimenticati di Stato". E' una ricerca iniziata nel 1995 che ha come scopo finale quello di far conoscere ai parenti di deportati morti in prigionia le località di sepoltura dei loro cari. Nel blog troviamo elenchi per provincia degli internati sepolti in cimiteri di guerra, lunga è la lista per la nostra provincia e vi figurano alcuni fidentini: 




sabato 25 febbraio 2012

Storia d'ordinaria prigionia

L'acquerello, opera di Ettore Ponzi, ritrae un aereo abbattuto nei pressi del campo di concentramento Oflager 83 di Wietzendorf. Il lavoro è del 1945, verosimilmente del maggio-giugno 1945, dopo la liberazione del campo ed in attesa delle disposizioni per il rientro che arriveranno solo nell'agosto dello stesso anno.
Leggendo il diario, recentemente pubblicato, del Capitano Lamberto Prete, pure lui internato nel campo di Wietzendorf, credo di aver trovato un possibile riferimento all'episodio relativo all'abbattimento dell'areo.
In data 22 gennaio 1944 annota il Capitano Prete nel suo diario riferendosi ad un attacco aereo accaduto quella motte:
"Lo spettacolo è apocalittico e molti di noi s'inzeppano presso la finestra per vedere. Ad un tratto il fracasso diventa infernale e la nostra baracca subisce un sussulto: un aereo è passato rasentando il nostro tetto ed è andato a sfracellarsi a qualche chilometro. Uno scoppio, un bagliore, molti calcinacci cadono: poi più nulla oltre il rumore della pioggia e dell'ansimare dei dormienti. Tutti raggiungono il loro posto-letto compresi quei 3 o 4 ufficiali che indugiavano presso la stufa. Fra poco tutti dormiranno al tepore sviluppato dai corpi sotto una coperta o un pastrano. Il giorno successivo molti commenti mentre qualcuno dei più giovani, che hanno dormito sognando pasta asciutta e bistecche, si avvicina ai gruppi chiedendo di che si tratta."
Pensare che per più di un anno la carcassa dell'areo sia rimasta nel campo può sembrare azzardato vista la penuria di materie prime determinata da esigenze belliche, ma la cosa non è impossibile e mi piace crederla proprio perché suggestiva.

Relativamente al Diario del Cap. Lamberto Prete vedi anche la pagina:
"Dal fronte ai lager di Leopoli e Wietzendorf"









lunedì 6 febbraio 2012

Dal fronte ai lager di Leopoli e Wietzendorf


Lamberto Prete a Wietzendorf da un ritratto di Arnaldo Spagnoli.  
Arnaldo Spagnoli è stato un noto pittore parmigiano che condivise con Ettore Ponzi il periodo di internamento a Wietzendorf  per poi mantenere un solido rapporto di amicizia una volta rientrati a casa.
La storia di Lamberto Prete, internato prima a Leopoli poi a Wietzendorf, s'incrocia con quella di alcuni nostri concittadini pure internati negli stessi campi. A Wietzendorf, come abbiamo già detto Ettore Ponzi ma potremmo fare tanti altri nomi, per Leopoli il compagno di prigionia potrebbe essere stato Dante Rainieri, scomparso nel 2011. 
Ora è in pubblicazione, per iniziativa del nipote Matteo, il diario di prigionia di Lamberto. Quel che segue è la breve biografia di Lamberto prete così come raccontata nel sito web a lui dedicato, di seguito la recensione del libro ripresa dallo stesso sito web.

Lamberto Prete nasce il 23 ottobre il 1904 a Castel di Sangro (AQ), dove suo nonno, giovane filogaribaldino carambolescamente sfuggito ai reazionari del vicino Molise, cercò rifugio verso il 1860 e definitivamente si stabilì.
Proviene da una famiglia di agiati commercianti, le cui fortune principiarono allorché suo padre, divenuto sarto provetto a seguito di un pluriennale soggiorno napoletano, avviò nel natio centro altosangrino la produzione in serie e la vendita di abiti preconfezionati.
Frequentate le scuole tecniche presso il collegio San Giuseppe a Roma, e dopo aver conseguito all'Aquila il diploma in Ragioneria, Lamberto Prete collaborò efficacemente nella conduzione dell'ormai consolidato emporio familiare di abbigliamento e tessuti finché,scoppiata la guerra, fu richiamato alle armi come ufficiale di Fanteria.
Il rifiuto di ogni forma di collaborazione sollecitato dai tedeschi e repubblichini dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 fu la causa del suo internamento nei lager di Leopoli (Polonia) e di Wietzendorf (Germania), donde, liberato dagli alleati nell'aprile del '45, fu rimpatriato nell'agosto successivo.
Nel paese d'origine totalmente distrutto dal passaggio della seconda guerra mondiale seppe ricostruire e accrescere con intelligente impegno la fortuna perduta offrendo, in tal modo e come Presidente della Associazione Commercianti, un valido esempio alla rinascita dell'antica tradizione mercantilistica locale.
Sindaco della sua Città per il quinquennio 1956-1960 e nuovamente rieletto nel 1965, caldeggiò fra l'altro, un adeguato riconoscimento per il contributo offerto dai suoi compaesani alla causa della liberazione.


Il libro
"A Matteo, affinché impari a perdonare ma non a dimenticare". Mi piace iniziare così il racconto di questo diario. Con la dedica dell'autore al nipote, ancora bambino, come un lascito su cui soffermarsi nel futuro. Perché, in fin dei conti, un diario è proprio questo: il dipanarsi di emozioni, fatti, brividi e stravolgimenti di un individuo nel corso della storia per conquistare quel pezzetto di eternità che spetta di diritto all'uomo.
Sullo sfondo degli avvenimenti dal 1940 al 1945, l'autore ci rende partecipi della sua esistenza, in modo intimo e con la puntualità di un cronista. Si ravvisa una fame di assoluta precisione nell'elenco dettagliato dei fatti, come se rifuggire dalla vaghezza sia un rifuggire dagli orrori. Attraverso la ricostruzione di una delle vicende meno note-quella degli Internati Militari Italiani (IMI)-entriamo a far parte della vita di quest'uomo che racconta la vita di tanti altri uomini. Dapprima come Tenente di Fanteria e poi come Capitano fino a Internato, ma soprattutto come marito e padre che, anche nelle situazioni più drammatiche, non riesce a non preoccuparsi per i suoi cari e per la sua terra martoriata: "Sono ricco: dispongo delle due sigarette necessarie per sottopormi al taglio dei capelli. Ma sono ricco soprattutto perché mi giunge una cartolina da Maria". Ci si rifugia nel calore confortante dei ricordi e degli affetti e si consegna ai posteri una preziosa eredità: quella della conoscenza. Come diceva Primo Levi, "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario". Allora non ci sforziamo di capire ciò che si porta dietro una tale aberrazione da renderci impossibile ogni tentativo, ma prendiamo come un dono questo diario di guerra e non vanifichiamo le vite e i dolori di quanti hanno permesso che questo dono arrivasse fino a noi.
Per sapere come acquistare una copia del libro clicca qui.


Per acquistare il libro 

lunedì 30 gennaio 2012

Album di ricordi


Ricorre domani, 31 gennaio 2012, il ventesimo anniversario della morte di Ettore Ponzi, pittore a Fidenza e di Fidenza. 
Questo è un piccolo album di foto, che lo vedono al lavoro in luoghi diversi.






Diario di prigionia, aprile 1945 nel giorno della liberazione:
"... è finito il lungo periodo tragico - Ten. Ettore Ponzi"
La poesia dell'amico Enzo Zerbini

martedì 24 gennaio 2012

La testimonianza esemplare di Vascelli Renzo, internato militare.


Semplice, essenziale e completa questa nota di Renzo Vascelli, internato militare durante l'ultimo conflitto mondiale, che ci racconta la sua esperienza non di eroe, che tale non si riconosce, ma di italiano che non ha mai cessato di considerarsi tale. Racconta lo smarrimento iniziale, il viaggio, la fame, il lavoro coatto, la fedeltà alla Patria.  Renzo verrà insignito, insieme ad altri tre fidentini, della Medaglia d'Onore; la cerimonia avverrà in Prefettura a Parma il 27 gennaio prossimo.


Semplice geniere al II reggimento telegrafisti, la compagnia a cui ero in forza nell'agosto 1943 viene trasferita in Sardegna, io fui esente dal trasferimento perché fratello di un caduto (fratello Ennio classe 1913). Quale specializzato telescriventista vengo inviato a Roma in servizio al Ministero della Guerra.
Per i noti fatti dell'8 settembre 1943 la caserma e gli edifici circostanti furono colpiti da cannonate e vari proiettili di provenienza sconosciuta. Smarrimento totale e nessun ordine militare costrinse la truppa a cercare una difesa pur essendo ignota la provenienza dell'offesa.
Senza ordini ufficiali formammo gruppi organizzandoci sotto le mura della costruenda Stazione Termini, finché fummo costretti ad arrenderci alle truppe tedesche il 10.9.43.
Impacchettati come sardine, forzatamente stipati in treni, su carri bestiame viaggiammo per tre giorni e due notti senza acqua e cibo, arrivammo in Germania nei pressi di KUSTRIN e concentrati nel lager III C, dove trovai la compagnia di altri 10-15.000 soldati italiani. Fui targato col n° 43673.
La vita bestiale in quel campo affollatissimo consisteva solamente di mettersi in fila da mane a sera per aspettare un mestolo di zuppa di rape, veramente schifosa. Si dormiva all'aperto in quel campo freddissimo.
In quelle condizioni di dieta forzata i tedeschi iniziarono una campagna di propaganda per reclutare volontari alla loro causa facendoci sfilare davanti a tavole imbandite di ogni tipo di cibo e di bibite. Incredibilmente in quella moltitudine solamente una trentina ha ceduto a quelle lusinghe.
In questi momenti in cui non mi manca niente come potrei giudicare quella pesante rinuncia?
In seguito mi trasferirono a EBERSWALDE situata a un palmo da Berlino, ospitato in una baracca in legno alla periferia. Proprio in quella zona per due volte al giorno passavano i bombardieri che salutavano la capitale.
Diventai operaio in una grossa fabbrica (ARDELT WERK) dove svolgevo un lavoro manuale pesantissimo per 12 ore consecutive al giorno o la notte (6-18-6). Cibo pochissimo, ancora zuppa di rape e un pane mattone diviso in 8-10 e margarina. Il mio peso corporeo ben presto da 80 scese a 55 Kg.
Il 29 aprile 45 il paese fu conquistato dalle truppe russe, che accolsi con grande sollievo: la guerra era finita!
Mi portarono a soggiornare in un paese chiamato BUKOV, e quando strade e ferrovie furono un po' ripristinate partii per rientrare a casa, dove arrivai il 10 settembre 1945.
Certamente non ho fatto nessun gesto eroico, ho semplicemente seguito la voce Patria che mi incitava a a resistere. Sono orgoglioso, italianamente.
Vascelli Renzo

La città di Kustrin ed il fiume Oder-Neisse
Stalag III-C Alt-Drewitz era un campo di internamento tedesco della seconda guerra mondiale per prigionieri di guerra. Si trovava in una pianura vicino al villaggio di Alt-Drewitz (Kustrin) nel Brandeburgo, a circa 60 chilometri (37 miglia) ad est di Berlino.Il campo fungeva da luogo di internamento di diverse migliaia di soldati e sottufficiali provenienti da Polonia, Francia, Gran Bretagna, Jugoslavia e Belgio. Dal 1943 si registra la presenza di un certo numero di prigionieri di guerra italiani. Massiccio il numero di prigionieri sovietici (fino a 12.000) che, in questo campo furono uccisi o morirono di fame. La maggior parte dei prigionieri alleati o italiani di rango inferiore venivano mandati al Arbeitskommando a lavorare nell'industria o nelle aziende agricole del Brandeburgo. L'amministrazione rimase necampo principaleLa città alla fine della guerra venne divisa secondo gli accordi siglati nella Conferenza di Potsdam con il passaggio alla Polonia dei territori tedeschi ad est della linea Oder-Neiße. L'allora Küstrin diventò una città polacca, cambiando nome.

THE STALAG III C CEMETERY IN ALT DREWITZ  
EBERSWALDE sede di industrie di materiale bellico in cui fu utilizzato in modo massiccio il lavoro coatto. 

Medaglia d'Onore a quattro fidentini reduci dai lager nazisti


Gli Internati Militare Italiani godevano di minori garanzie rispetto ai militari di altri paesi belligeranti che condividevano con loro i campi. Parliamo dei prigionieri di nazionalità inglese, francese, belga, americana e di altri paesi a questi alleati mentre particolare durezza era riservata ai prigionieri russi per il fatto della mancata adesione del loro paese alla Convenzione di Ginevra. Anche agli italiani non veniva applicata la citata convenzione in quanto non erano riconosciuti come prigionieri di guerra, per essi era stata creata una categoria speciale quella degli Internati Militari Italiani (IMI) che prevedeva il lavoro coatto o la trasformazione in lavoratori civili con qualche beneficio di cibo e movimento. Il passaggio inverso da lavoratore civile ad internato era comunque discrezionale e spesso punitivo. I lavori cui erano poi sottoposti i lavoratori erano spesso peggiori della prigionia stessa nei campi. 

A quattro fidentini una medaglia per la loro fedeltà alla patria
(articolo pubblicato sul settimanale "Il Risveglio" il 20 gennaio 2011) 


Alla lista dei fidentini che hanno ottenuto la Medaglia d'Onore in quanto internati, civili o militari (IMI), nei campi di concentramento nazisti, si aggiungono ora altri quattro ex-internati militari. Nel gennaio del 2010 la medaglia era stata conferita ad Ettore Ponzi successivamente, anche per interessamento del'Associazione Reduci da prigionia di Fidenza, altri fidentini sono stati insigniti nel corso del 2011.
Come negli anni precedenti la cerimonia di consegna avverrà da parte del Prefetto il 27 gennaio in occasione delle iniziative del Giorno della Memoria. L'onorificienza è un tardivo riconoscimento della loro fedeltà alla patria durante il periodo di prigionia nei lager tedeschi nella seconda parte della guerra tra il settembre 1943 e la primavera 1945.
Si tratta di storie diverse ma comune è il senso dell'onore che da esse si può trarre.
Nel tracciare la storia di ognuno ci si scontra tuttavia con la difficoltà connessa alla mancanza di documentazione, ma anche al silenzio che gli internati hanno mantenuto dopo il loro ritorno a casa. Ciò incide sulla diversa ampiezza delle nostre note che seguono.

Stammlager XVIIA
Alla memoria il conferimento per Adorni Remo, militare classe 1914 catturato a Bolzano il 9 settembre 1943 ed internato nel lager XVIIA in territorio austriaco a Leobesdorf e nel campo di lavoro di Enzesfeld sino all'aprile 1945. Arruolato il 4 giugno 1940 Adorni nel 36° C.A. di stanza a Vicenza, militò prima in Jugoslavia poi in Romania ed infine in Russia sul fronte del Don. Adorni fu decorato di Croce di Guerra per la Campagna di Russia dell'armata C.S.I.R (Corpo Spedizione Italiano in Russia). Dopo la ritirata rientrò in patria e, come già abbiamo detto, catturato a Bolzano mentre era in servizio presso la caserma del “Battaglione Genieri”.
Caricato su un treno ebbe modo di incontrare il fratello, pure prigioniero, i due giungeranno allo stesso campo.
Il viaggio da Bolzano al luogo di prigionia fu comunque un'esperienza disumana ed i prigionieri una volta giunti al campo furono immediatamente sottoposti ad una doccia gelide ed inviati al lavoro.
Ad Adorni venne, in un primo momento, assegnata l'esecuzione di lavori in nuratura per passare poi alla riparazione di automezzi e alla fine l'attività di barbiere.
Come ha avuto modo di raccontarci il figlio “l'avvenimento che più lo ha segnato si riferisce ad un fatto drammatico: il fratello, rivoltatori fisicamente ad un ufficiale tedesco, corse il pericolo di essere fucilato. Mio padre implorò per lui pietà, rivolgendosi ad un altro ufficiale che abitualmente si recava da lui per fruire del servizio di barberia. Grazie a questo intervento, fu concessa pietà a mio zio, ma entrambi furono sottoposti a fustigazione e ad una settimana da trascorrere in isolamento:”


Documento di riconoscimento
di Renzo Aimi per avviamento
 al lavoro coatto
Alla memoria anche il conferimento della Medaglia d'Onore a Aimi Renzo, militare classe 1913 . Richiamato alle armi il 10 giugno 1941 giunse in territorio dichiarato in stato di guerra il 26 febbraio 1942 per poi raggiungere la Grecia nell'aprile dello stesso anno. Ha partecipato alle azioni di guerra sul fronte greco-albanese col XIV Gruppo Artiglieria di Armata dal 18-11-1942 al 8 settembre 1943.
Prigioniero dei tedeschi dal 8 settembre 1943 al 8 maggio 1945 e trattenuto dagli alleati fino al 16 maggio 1945, rientrò in Italia presentandosi al Distretto Militare di Parma.
Il campo di riferimento fu lo Stalag IV B (matricola 257578) nella zona di Dresda per poi venire impiegato, allo stato di civile lavoratore, nei campi di lavoro situati nel territorio dei Sudeti, allora territorio nazionale della Germania (campi zona IVC).
Dai documenti risulta che fu utilizzato nel lavoro coatto di fabbrica della ditta ISER G.m.b.H. di Morchenstern.
Altri documenti fanno capire di un periodo di attività nelle operazioni belliche in zona di confine nel periodo immediatamente successivo alla liberazione, gli fu poi rilasciato lasciapassare dal corpo combattente Cecoslovacco che aveva preso il controllo della zona precedentemente annessa al Terzo Reich.


Stammlager XIIA
Il soldato Giavarini Ermete, militare classe 1923 vivente, fu fatto prigioniero in Francia a Marsiglia il 28 settembre 1943 dalle truppe tedesche per essere avviato su un carro ferroviario al campo di concentramento a Coblenza Stalag XIIA dove rimase sino all'agosto 1945. Costretto ad un lavoro molto pesante che aveva difficoltà a svolgere. Veniva pertanto frequentemente punito con delle frustate che sente ancora sulla sua pelle. Malgrado ciò ce la fece ed il 25 marzo 1945 fu liberato dalle truppe americane ed il 25 agosto 1945 finalmente potè ritornare “nella nostra bella Italia”, queste le sue parole.

Stammlager IIIC
Vascelli Renzo, militare della classe 1922 è tuttora vivente. Semplice geniere al II reggimento telegrafisti, quale specializzato telescriventista nel settembre 1943 si trova a Roma in servizio al Ministero della Difesa. Per i fatti dell'otto settembre la caserma e gli edifici circostanti furono cannoneggiati e colpiti da vari proiettili di provenienza sconosciuta. Lo smarrimento totale e la mancanza di ordini costrinse la truppa a tentare una difesa. Si formarono gruppi organizzati sotto le mura della Stazione Termini in costruzione, finché furono costretti ad arrendersi alle truppe tedesche il 10 settembre 1943. Fu internato nello Stammalger IIIC di Kustrin,  oggi in territorio polacco, per essere subito assegnato al lavoro a Ebersvalde presso la ditta Ardelt-Werk sino all'aprile 1945. Dopo la presa del campo da parte dell'esercito russo fu trattenuto sino al settembre 1945 per poi ritornare in patria. 


Le Medaglie d'Onore
La Repubblica italiana con Legge n. 296/2006 ha concesso 
una medaglia d’onore ai cittadini italiani (militari e civili) 
che nell’ultimo conflitto mondiale furono deportati e internati
 nei lager nazisti.

Vedi anche:

giovedì 12 gennaio 2012

Memorie di guerra e di prigionia: "ma molte cose non le posso ricordare e altre non le posso scrivere!"



Wietzendorf, marzo 1945 autoritratto

Premessa
In questa ultima parte del diario troviamo l'ultimo periodo passato nello campo XVIIIA in Austria e la notizia della morte in circostanze drammatiche della madre Ester avvenuta il 26 ottobre 1943 mentre lui si trovava braccato in Albania. Il 26 ottobre era anche il giorno del compleanno di Ettore! La forza fisica lentamente ritorna con la voglia di reagire. Poi il lungo viaggio di trasferimento attraverso l'intera Germania fino ad approdare a Wietzendorf nell'Oflager 83 dove troverà alcuni fidentini compagni di prigionia. 


Le parole del diario


Oggi giorno 22 Aprile 44 mi sento molto meglio. Forse questo miglioramento è dovuto anche al fatto che ho conosciuto alcuni pittori francesi che mi hanno incoraggiato a lavorare. Infatti adesso ho già fatto alcuni disegni: ritratti, un paesaggio. Però temo che mi mandino via troppo presto a raggiungere gli altri ufficiali i quali so che stanno molto peggio.  Ecco che sono in attesa pronto a partire; ho già avuto il preavviso. Questo mi spiace anche perché lavorando provavo una grande soddisfazione vedendo che pur avendo da tempo trascurato, m’accorgo che ho migliorato nel disegno.
Inoltre questo bel passatempo mi fruttava da mangiare qualcosa di meglio. I francesi furono molto gentili perché oltre di darmi del lavoro, mi procuravano carta da disegno e matite colorate. 26-4-44.

Aprile 1944. penso alla famiglia lontana: a Franca, figlia mia, il più delicato e gentile, bello e profumato fiore di primavera.
“il lieve, dolce e tiepido vento di marzo ti cullò per primo ….
Ambrogetto! Figlio del cocente Agosto, quieto, mesto e affascinante come il tuono. Figlio dell’amore, sei il più bello ed il più buono che sia mai esistito …
Albertina! tu mi hai rivoluzionato il cervello, mi hai messo in tumulto tutti i miei sensi. Tu mi hai anche donato l’amore, la gioia di vivere nella pace di una famiglia felice dai più bei germogli.

Sono i primi di maggio 44 è primavera viennese ancora fredda e senza sole.
Benché mi trovi ancora in una specie d’ospedale fin dal 30 Gennaio, mi sento molto meglio: mi sono tornate le forze ed anche un po’ di buonumore.
Mi sento anzi pieno di forza novella direi quasi come un puledro che vorrebbe correre per liberi campi in fiore anziché essere chiuso fra tanti reticolati alti  guardati da sentinelle. Con ciò ritorna la tristezza ed il desiderio della mia casa: di rivedere tutti, anche il ritratto del mio caro e buon padre.
Anzi vorrei farne un altro più bello e più grande, se fossi a casa. I questi giorni lavoro molto a fare ritratti ai prigionieri i quali mi danno da mangiare buone cose. E se mi sono ingrassato un poco lo devo proprio tutto all’arte, benedetta musa altrimenti non ……… dubito molto.

25 maggio 44 purtroppo ricevetti la seconda lettera di mia moglie cola triste notizia della morte di mia madre. Piansi, purtroppo non molto ma il dolore spera senz’altro qualsiasi altro dolore finora 
Provato, certo supererà anche quelli dell’avvenire qualunque essi siano. Hai! Mamma, mamma, non dovevi andartene prima del mio ritorno.

18-5-44
Dal primo di giugno sto scrivendo ricordi della mia vita trascorsa negli ultimi tempi in terra di Albania.  Scrivo su un piccolo quadernetto tutto quello che posso ricordarmi, ma molte cose non le posso ricordare e le altre non le posso scrivere per motivi vari.
29-30 ecc. Sono in viaggio da Vienna verso la Germania del sud . . . .
Vienna – Linz – Bratislava - Norimberga - Wurzburg –Fulda – Bebra – Hannover –Celle – Witzendorf –

Il viaggio è durato 4 giorni.
Sono 6 giorni che ho la febbre malarica terzana benigna.  Ieri sono stato molto male, la febbre era salita al massimo e per tre volte ho avuto il vomito e sono svenuto per la prima volta in vita mia 23-8.

8-9-44
Ho fatto un ritratto a mia madre coll’acquarello, sono molto soddisfatto del mio lavoro, è riuscitissimo; sembra ancora viva e il sorriso illuminato dal sol è veramente giocondo.